Processi alle streghe

Processo 022

Processo 022 – Rampa Giacomina “Livignasca” – 1672
29 febbraio 1672 (?)
Processo (incompleto) contro: Rampa Giacomina “Livignasca

Figlia del fu Gio de Bondi de Schila di Tirano e moglie in terze nozze di Giacomo Rampa di Livigno, 60 anni, è sospettata di aver arrecato danno ad animali e persone attraverso la pratica del maleficio. Anche la figlia è sospettata. Catturata, è sottoposta a processo: interrogata sugli indizi si proclama innocente, tuttavia dichiara di aver imparato una pratica per guarire le vacche ammalate. Sotto tortura confessa di aver appreso l’arte diabolica da Caterina la “Parulera”, di aver commesso numerosi e gravi malefici contro persone, animali, la natura e strumenti di lavoro, di aver partecipato ai sabba e di aver ripetutamente commesso atti impuri con il demonio. Riconferma quanto confessato ed è condannata alla decapitazione, arsione del cadavere, sepoltura delle ceneri sotto il patibolo e confisca dei beni.
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Processo 023

Processo 023_024 – Della Zala Caterina “Trinchetta” e Cavazzino Caterina – 1672
2 aprile 1672
Processo contro: Della Zala Caterina “Trinchetta”

Figlia di Giovanni Trinchet e moglie di Giov. Giacomo della Zala (dal quale è separata), 25 anni, appartiene ad una famiglia pregiudicata: circolano voci sia strega al pari della sorella Anna Maria. E’ nominata come complice nei berlotti da un’altra strega ed è sospettata di aver ammaliato un uomo dal quale, secondo i paesani, ha partorito una creatura. Catturata, visitata e interrogata confessa di aver commesso adulterio con questa persona, ma di non averla stregata, così come nega di aver imparato l’arte diabolica e di aver commesso malefici. Posta in tortura rivela: di aver appreso l’arte diabolica in tenera età dalla “Pellegrina”, aver partecipato ai sabba. Tenta la fuga, ma è nuovamente catturata. Interrogata e torturata, si dichiara colpevole di aver stregato l’uomo e di aver commesso maleficio contro la natura e animali. Riconferma quanto confessato ed è condannata alla decapitazione, sepoltura del corpo sotto il patibolo e confisca dei beni.
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Processo 024

Processo 023_024 – Della Zala Caterina “Trinchetta” e Cavazzino Caterina – 1672
2 aprile 1672
Processo contro: Cavazzino Caterina “Cavazzina”

Moglie di Pietro Cavazzino, è sospettata dal proprio marito e dalla cognata di essere una strega. Catturata e interrogata inizialmente si dichiara innocente. In un secondo momento, sotto tortura, confessa: di aver imparato l’arte di stregoneria in giovane età dalla “Parulera”, di aver partecipato ai sabba con altre donne, di essersi trasformata in un lupo, di aver commesso gravi malefici contro persone, animali e di aver avuto rapporti sessuali con il demonio. Nuovamente posta in tortura conferma quanto confessato in precedenza ed è condannata alla decapitazione, arsione del cadavere, sepoltura sotto il patibolo e confisca dei beni. Processo simultaneo a quello istituito contro Caterina della Zala (proc. N. 23, unico fascicolo).
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Processo 025

MANOSCRITTO MANCANTE PER NONCURANZA. Moglie di Gio. de Michel della Zala, è nominata complice nei berlotti da altre streghe. È raccolta la testimonianza di Francesco Triacca, il quale si dichiara vittima di un maleficio. Catturata interrogata e visitata si dichiara innocente, tuttavia, sotto tortura confessa di aver imparato l’arte diabolica in tenera età dalla “Cavazzina”, di aver partecipato ai sabba, di aver avuto rapporti carnali con il demonio e commesso malefici contro persone e animali. Ritratta quanto confessato ed è nuovamente sottoposta a due torture durante le quali decide di confessare i misfatti precedentemente raccontati. E’ condannata alla decapitazione, sepoltura del corpo sotto il patibolo e confisca dei beni.
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Processo 026

Processo 026 – Botton Anna “Bottona” – 1671
16 dicembre 1671
Processo contro: Botton Anna “Bottona”

Moglie di Andrea Botton, abitante di Brusio, 56 anni è sospettata di aver danneggiato persone e animali tramite la pratica del maleficio e di aver partecipato ai sabba con ad altre donne processate nello stesso periodo. Catturata e interrogata si dichiara innocente, tuttavia rivela che, tempo prima, i figli l’avevano condotta da un sacerdote per timore fosse una strega. Quest’ultimo aveva scongiurato il pericolo riconoscendola innocente. E’ visitata, confrontata con Anna Comin, Lucrezia della Zala, la “Trinchetta”, la “Cavazzina”, la “Grania” e, più volte torturata, ammette di aver imparato l’arte diabolica da una “Valetta morta a Baruffini”, di essere stata “segnata” dal demonio e aver danneggiato persone, animali e l’ambiente con la spratica del maleficio. Perisce in tortura; il Consiglio, in segreto, consegna il corpo ai parenti.
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Processo 027

MANOSCRITTO MANCANTE PER NONCURANZA. Moglie di Bernardo Ada, abitante di Brusio, 45 anni, non gode di buona fama tra i paesani: è infatti sospettata di aver arrecato danno a persone e strumenti di lavoro. E’ anche nominata come complice nei berlotti da un’altra strega. Catturata, è trattenuta in carcere fino al primo costituto de plano (7 giugno 1672) durante il quale dichiara di essere innocente. E’ visitata e, in seguito alla prima tortura, confessa di aver ricevuto l’insegnamento dell’arte diabolica in tenera età dall'”Antignola”, di aver partecipato al sabba, di aver commesso “commercio carnale” con il demonio. Aggiunge di aver insegnato l’arte malefica ad una nipote. E’ condannata alla decapitazione, sepoltura del corpo sotto il patibolo e confisca dei beni.
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Processo 028

Processo 028 – De Isep Giacomina “Giacometta” – 1672
21 maggio 1672
Processo contro: De Isep Giacomina “Giacometta”

Figlia del fu Gio. Trinchet de Comin e moglie di Giovanni de Isep, abitante di Brusio, 30 anni, è sospettata di aver commesso maleficio contro persone e animali. E’ catturata, condotta in Casa del Comune, visitata e interrogata, ma nega di aver causato alcun danno. Successivamente, sotto tortura, confessa di aver appreso l’arte diabolica dalla madre in giovanissima età, di aver partecipato ai balli diabolici con altre persone, di aver commesso atti impuri con il Demonio e i malefici che le sono stati precedentemente imputati. E’ condannata alla decapitazione, sepoltura sotto il patibolo e confisca dei beni.
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Processo 029

Processo 029 – De Comin Caterina “Tognolatta” – 1672
21 maggio 1672
Processo contro: De Comin Caterina “Tognolatta”

Figlia del fu Martin della Rasiga del Terziere superiore di Valtellina e moglie di Giacomo de Comin, abitante di Brusio, 50-52 anni, è sospettata di aver commesso maleficio contro persone (perlopiù fanciulli) e animali. Catturata, rivela che il marito l’aveva avvisata a riguardo delle cattive voci circolanti in paese sul suo conto, tuttavia mai si è risentita. Interrogata sugli indizi, nega di aver compiuto malefici. E’ visitata e, sotto tortura, dichiara di aver imparato l’arte diabolica dalla “Pellegrina”, di essere stata bollata dal demonio, di aver commesso peccato carnale con lui più volte, aver partecipato ai sabba con altri individui e di aver danneggiato persone, animali e la natura (talvolta trasformata in un gatto) attraverso la pratica del maleficio. Conferma quanto confessato durante una nuova tortura. E’ condannata alla decapitazione, sepoltura del corpo sotto il patibolo e confisca dei beni.
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Processo 030

Processo 030 – De Bruna Domenica “Grania” – 1672
7 giugno 1672
Processo contro: De Bruna Domenica “Grania”

Figlia di Steffan de Nesina e moglie di Paol de Bruna di Castello dell’Acqua in Valtellina, 75-80 anni, è nominata da altre detenute per stregoneria e sospettata di aver commesso malefici contro persone ed animali. Catturata e interrogata confessa di essere già stata “nelle mani della Giustizia” in precedenza poiché accusata di adulterio. Ammette di aver imparato l’arte diabolica da “Malgheritta della Romana di Castello dell’Acqua”, di esser stata bollata dal demonio e di aver partecipato ai sabba. Torturata, aggiunge di aver insegnato la “malefica arte” ad Anna Botton con la quale si recò ai “berlotti” trasformata in un gatto e di aver commesso numerosi malefici contro persone e animali. E’ condannata alla decapitazione, combustione e sepoltura del corpo sotto il patibolo. Non è menzionata la confisca dei beni.
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Processo 031

Processo 031 – Garbella Domenica – 1672
5 giugno 1672
Processo contro: Garbella Domenica

Moglie di Bartolomeo Garbella di Brusio, è sospettata di aver danneggiato bestiame e persone attraverso la pratica del maleficio. Secondo la deposizione di un testimone, già sotto la reggenza del Podestà Antonio Lossio la donna era stata imprigionata poiché le era stato ritrovato un segno sospetto sul corpo. Si mormorava fosse una donna dai facili costumi. Sono raccolte testimonianze contro la “Giacometta” e la “Bernardona”. Ordinata la cattura, Domenica non si trova in casa; è citata a comparire tre volte pubblicamente, tuttavia mai si presenta. E’ condannata al bando perpetuo e confisca dei beni.
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