Processi alle streghe

Processo 118

Processo 118 – Zanolaro Maria Ada Caterina “Meneghine” – 1709
29 settembre 1709
Processi simultanei (incompleti) contro: Zanolaro Maria e Ada Caterina “Meneghine”

Figlie del fu Domenico Ada di Brusio, le “Meneghine” appartengono ad una famiglia pregiudicata (probabilmente – asserisce l’Olgiati – la madre è stata precedentemente giustiziata per stregoneria). Già sottoposte ad un precedente processo, nel settembre del 1709 sono nuovamente in prigione poiché sospettate del reato di stregoneria. Sono raccolte molte testimonianze a Tirano, Brusio e Poschiavo: alcuni ritengono siano donne rispettabili, altri no. Maria, moglie di Giovan Giacomo Zanolaro, è interrogata sui presunti malefici commessi contro animali, persone ed è nominata come complice da altre due detenute, ma si dichiara innocente. Confessa soltanto di aver commesso peccato carnale con alcuni uomini prima di sposarsi; una “donna pratica” è chiamata per accertarsi che Maria non sia in stato interessante. In seguito è torturata due volte, ma non cede e resta sulle difensive. Caterina, c.a. 36 anni, nubile, è accusata di aver tentato d’insegnare l’arte diabolica ad un’adolescente, Maddalena Picca, con la quale è confrontata, di aver commesso maleficio contro persone e di aver commesso peccato carnale con il marito di un’altra donna processata per stregoneria. Anch’essa si dichiara completamente innocente. I processi sono sospesi. I parenti chiedono la soppressione della procedura. Risulta che entrambe sono in seguito inviate al Tribunale dell’Inquisizione di Como per essere giudicate, pratica severamente vietata in tutta la Repubblica delle Tre Leghe. Il Governo centrale retico, infatti, decide di punire i contravventori.
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Processo 119

Processo 119 – Gervasio Margherita – 1709
15 ottobre 1709
Processo (incompleto) contro: Gervasio Margherita

Figlia del fu Giovan Giacomo Min e moglie di Giovan Andrea Gervasio (proc. N. 117), abitante di Poschiavo, risulta essere già stata interrogata per rispondere del reato di stregoneria. Costituita nuovamente confessa: di essersi trasformata in verme, gatto e volpe al fine di compiere malefici contro persone ed animali, di aver ricevuto l’insegnamento dell’arte diabolica dalla madre in tenera età, di aver partecipato ai sabba con altre compagne, provocando stratempo, danneggiato la campagna, di essersi intrattenuta sessualmente con il demonio dal quale è stata bollata. Riconferma quanto confessato più volte e durante una “lieve” tortura. E’ condannata alla decapitazione, sepoltura del corpo sotto il patibolo e confisca dei beni.
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Processo 120

Processo 120 – Zala Giacomo – 1752
26 aprile 1752
Risentimento di: Zala Giacomo per vociferazioni contro sua sorella

Decano reggente di Brusio, figlio di Antonio detto Tognina, si risente dinnanzi al Podestà a causa delle cattive voci circolanti contro sua sorella, sospettata di aver insegnato l’arte diabolica ad alcuni fanciulli, tra i quali anche una sua figlia. E’ citato a comparire un testimone che dichiara di non aver dato peso a tali calunnie contro la donna. Non si procede oltre.
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Processo 121

Processo 121 – Ada Maria “Cozza II” – 1753
31 gennaio 1753
Processo contro: Ada Maria “Cozza II

Figlia del fu Pietro Ada, abitante di Brusio, c.a. 60 anni, proviene da una famiglia pregiudicata ed è accusata da Alberto Triacca il quale si presenta in tribunale per denunciarla: aveva insegnato l’arte diabolica alla figlia Maria Maddalena. Quest’ultima è citata a comparire e, interrogata, conferma quanto deposto dal padre. Maria è dunque catturata e imprigionata. Sono successivamente uditi testimoni che riportano le cattive voci sulla famiglia dell’imputata, tuttavia, pochi sospettano di aver subito maleficio da lei. Esaminata, bene si difende dalle accuse dichiarandosi completamente estranea. Alcuni testimoni ripetono la loro confessione, altri sono interrogati per la prima volta. Confrontata con l’adolescente che l’aveva ingiuriata Maria si mantiene sulle negative; sottoposta a visita del corpo e più volte torturata decide infine di confessare: ha ricevuto l’insegnamento dell’arte diabolica in tenera età dallo zio Antonio Ada, ha “iniziato al demonio” Maria Maddalena, ha maleficiato persone, animali, ha partecipato ai berlotti, ha provocato frane e tempeste e commesso “commercio” con Satana. Riconferma la deposizione durante una nuova tortura. E’ condannata alla decapitazione, sepoltura del corpo sotto il patibolo e confisca dei beni.
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Processo 122

Processo 122 – Zala Giacomo “del Zoppo” – 1753
18 gennaio 1753
Processo contro: Zala Giacomo “del Zoppo”

Figlio del fu Giovanni Zala, abitante a Brusio, è avvistato trafugare una tomba di fanciulli nella chiesa di San Carlo. A causa della gravità del misfatto il Consiglio decide di emettere un mandato di cattura non soltanto nel territorio di Poschiavo, ma anche altrove. Tuttavia, Giacomo non si trova: voci riportano egli si sia rifugiato nello Stato Veneto. E’ citato a comparire più volte, ma non si presenta. Compare il cognato che ottiene un salvacondotto di 20 giorni a favore di Giacomo affichè possa discolparsi dall’imputazione, ma infine il sospettato non compare dinnanzi al tribunale. E’ condannato al bando perpetuo, confisca dei beni e al pagamento delle spese processuali di cui si fanno garanti i fratelli.
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Processo 123

Processo 123 – Zala Caterina “Castellina” – 1753
12 aprile 1753
Processo contro: Zala Caterina “Castellina”

Figlia del fu Antonio Trippi e vedova di Gio. Zala, abitante di Brusio, 67 anni, è nominata come complice da Maria Ada (proc. N. 121), poco prima decapitata. Il Consiglio raccoglie informazioni. Caterina proviene da una famiglia pregiudicata: il padre, secondo le testimonianze, anni prima era stato sottoposto a processo per stregoneria, ma era riuscito a fuggire di prigione. La donna è sospettata anche di aver maleficiato la prima moglie di suo figlio, morta a seguito del parto. E’ citata a comparire in qualità di testimone, ma più tardi è trattenuta in prigione. Esaminata, si difende dalle accuse dichiarandosi innocente. Sono uditi nuovi testimoni che riportano le malevoci sul suo conto e i sospetti di maleficio compiuti contro persone, animali e strumenti di lavoro. Interrogata nuovamente e più volte, la donna non confessa alcunchè. E’ chiamato un chirurgo incaricato di accertarsi che la donna possa sopportare le torture. Costui dichiara però Caterina “troppo debole”, dunque il Consiglio decide di non procedere oltre. E’ condannata al bando capitale fuori dal distretto di Poschiavo, da qualsiasi territorio sottoposto al governo della Repubblica retica e al pagamento delle spese processuali.
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Processo 123 – Ins 1

Processo 123 – Zala Caterina “Castellina” – 1753
12 aprile 1753
Processo contro: Zala Caterina “Castellina”

Il Tribunale di Poschiavo cita a testimoniare una persona che ha udito il risentimento del Cancelliere di Brusio contro la Giustizia poschiavina la quale, in cambio di denaro, aveva a suo avviso liberato l’ultima persona imputata per stregoneria.
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Processo 123 – Ins 2

Processo 123 Ins. 2 – Godenzi Caterina – 1759
10 settembre 1759
Risentimento di: Godenzi Caterina

Figlia del fu Giuseppe Passino e vedova di Giacomo Godenzi, si presenta al tribunale per risentirsi contro coloro che l’hanno tacciata di stregoneria. Non si conosce il seguito.
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Processo 94

Processo 094 – Ferrari Anna “Vedovina” – 1675
19 novembre 1675
Processo (incompleto) contro: Ferrari Anna “Vedovina”

Figlia del fu Andrea Tetoldin e vedova di Gio. Ferrari, c.a 60 anni, è nominata da altre streghe, appartiene ad una famiglia pregiudicata ed è sospettata di aver compiuto malefici contro persone, animali, la natura e strumenti di lavoro. Costituita, è interrogata sugli indizi, sottoposta a visita del corpo e torturata, ma sostiene la sua innocenza. Torturata più volte e confrontata con alcuni testimoni e altre detenute per lo stesso crimine si proclama innocente sino al termine del processo. Confessa soltanto di aver commesso piccoli furti considerati “non di rilievo”. Il tribunale decide di liberarla dal carcere con riserva di procedere e condannarla al pagamento delle spese processuali.
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