Processi alle streghe

Processo 042

Processo 042 – Battilana Domenica “Groppatta II” – 1673
3 gennaio 1673
Processo (incompleto) contro: Battilana Domenica “Groppatta II”

Figlia Moglie di Antonio Battilana, abitante di Pagnoncini, pregiudicata poiché la madre, Anna Bet (proc. N. 34), è stata giustiziata per stregoneria; è nominata da Margherita Tuena come complice nei sabba e sospettata di aver danneggiato persone con malefici. Catturata, interrogata sugli indizi raccolti e visitata si proclama innocente, tuttavia, sotto tortura, racconta di aver imparato l’arte malefica dalla madre, di essersi intrattenuta col demonio e di aver commesso numerosi malefici contro animali e persone. Tuttavia, per giustificarsi, rivela di aver utilizzato acqua benedetta e di essersi procurata una ferita sottoforma di croce sul braccio sinistro per cercare di “liberarsi” dal diavolo. Alla lettura della prima sentenza (incompleta) ritratta. E’ così interrogata nuovamente: conferma quanto confessato in precedenza. Sentenza definitiva: decapitazione, sepoltura del corpo sotto il patibolo e confisca dei beni.
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Processo 043

Processo 043 – Torre Anna “Quattrina” – 1672
18 novembre 1672
Processo contro: Torre Anna “Quattrina”

Figlia del fu Bartolomeo Adda e moglie di Giacomo Torre, abitante di Campocologno, 54 anni, è sospettata di aver maleficiato persone, bestiame e strumenti di lavoro. Anche il marito l’aveva rinfacciata di essere una strega. Catturata, è interrogata sugli indizi raccolti, tuttavia nega di essere colpevole. Sono uditi altri testimoni che riportano di aver subito malefici. E’ sottoposta a visita del corpo e, torturata più volte, sostiene con fermezza la sua innocenza. E’ confinata “in fondo alla torre” senza cibo né acqua, ed il Consiglio decide di raccogliere maggiori informazioni sul suo conto. Ricostituita e torturata non confessa nulla. E’ condannata al bando perpetuo, tuttavia il Giudice decide di concederle la permanenza di 4 giorni “serrata in casa” prima della sua partenza.
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Processo 044

Processo 044 – Codeferro Caterina – 1672
3 maggio 1672
Processo contro: Codeferro Caterina

Figlia del fu Giacomo Semadeni e vedova di Battista Codeferro, abitante della Rasiga, 50 anni, è sospettata di aver compiuto numerosi malefici contro bestiame e persone. Persino la figlia depone contro di lei. Catturata e interrogata sugli indizi raccolti si proclama innocente; è visitata e, sotto tortura, confessa: di aver imparato l’arte diabolica in tenera età dalla “Silvina”, di aver partecipato ai sabba, di aver avuto “commercio” con il demonio e commesso malefici. Di nuovo condotta in tortura ratifica quanto confessato ed è condannata alla decapitazione, sepoltura del corpo sotto il patibolo e confisca dei beni.
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Processo 045

Processo 045 – Tosio Domenica “Conchina” – 1673
4 febbraio 1673
Processo contro: Pagano Domenica “Silvina”

Figlia del fu Piero Min e moglie di Lorenzo Tosio, 60 anni, è interrogata sugli indizi raccolti contro di lei, ma si proclama innocente e vittima di malelingue. E’ visitata e, sottoposta a tortura, confessa: di aver imparato l’arte diabolica da “Anna che stava giò al lagho”, di aver partecipato ai sabba con altre persone, di aver commesso numerosi malefici contro persone, animali, di aver fatto il “malocchio” alla nuora affinchè diventasse più umile e di essersi trasformata in un lupo. E’ costretta dal Magistrato a nominare alcune compagne di sabba ancora vive. Ratifica de plano e in tortura quanto confessato. E’ condannata alla decapitazione, sepoltura del corpo sotto il patibolo e confisca dei beni.
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Processo 046

Processo 046 – Pagano Domenica “Silvina” – 1673
4 febbraio 1673
Processo contro: Pagano Domenica “Silvina”

Figlia del fu Antonio de Gervas e vedova di Battista Pagano, abitante di Viale, non gode di buona fama tra i compaesani: è sospettata di aver commesso malefici contro persone e bestiame. I testimoni interrogati riportano indizi contro Margherita Pagano, Domenica Battilana e Anna Tosio “Lorenzina”. E’ ordinata la cattura, ma la “Silvina” non si trova in casa: il figlio riferisce che la madre è stata accompagnata alla Santa Inquisizione di Como per essere giudicata del crimine di stregoneria. Il tribunale decide di citare tre volte Domenica a comparire, tuttavia mai si presenta. Il suo Procuratore avvisa il tribunale che, secondo quanto riporta una “fede” presentata scritta per mano del Vicario dell’Inquisizione, la donna è già stata assolta “in quanto concerne le censure ecclesiastiche”. Tuttavia, il Consiglio decide di condannarla al bando perpetuo e confisca dei beni.
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Processo 047

Processo 047 – Zanol
(Marchesi) Domenica “Silvina” – 1673
10 marzo 1673 (prima data utile)
Processo contro: Zanol (Marchesi) Domenica “Pellegrina”

Figlia di Romedo Bargha e moglie di Bernardo Marchesi, c.a. 54-55 anni, è nominata da altre streghe e sospettata di aver danneggiato persone, animali e strumenti di lavoro praticando malefici. I testimoni depongono informazioni a carico di Margherita Pagano e Anna Capelli. E’ ordinata la cattura, ma la donna non si trova in casa: alcune persone riferiscono di averla avvistata mentre fuggiva dal paese con il marito per recarsi alla Santa Inquisizione di Brescia. Seguono la prima e la seconda chiamata pubblica a comparire. Ella torna in patria ed è catturata. In processo dichiara di essere stata a Brescia a farsi “liberare” dai Religiosi. Tuttavia, non presenta alcuna attestazione che riveli essere stata assolta dal peccato di stregoneria. Visitata e interrogata sugli indizi raccolti nega di essere colpevole, sino a quando, dopo le numerose torture, decide di confessare: ha appreso l’arte diabolica all’età di 42 anni da Anna Bet, ha partecipato ai sabba con altre persone e commesso numerosi malefici, tuttavia precisa di non aver insegnato a nessuno “cose cattive”. E’ posta al confronto con alcuni fanciulli, i quali ritengono di aver appreso il suo insegnamento, ma essa nega. Soltanto la figlia Maria Maddalena ha imparato da lei. E’ condannata alla decapitazione, sepoltura del corpo sotto il patibolo e confisca dei beni.
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Processo 048

Figlia del fu Fanchin Laqua e vedova di Giacomo Rossi, originaria di Le Prese e sposata a Prada, 65-70 anni, è nominata come complice nei berlotti da un’altra strega e sospettata di aver commesso malefici contro strumenti di lavoro e animali. Catturata, visitata, interrogata e posta in tortura rivela che i figli le hanno impedito di fuggire dal paese. Durante una nuova tortura confessa: di aver imparato l’arte diabolica in tenera età da Nesotta di Conradin, di aver commesso numerosi malefici, aver partecipato ai sabba con altre persone e di aver avuto rapporti carnali con il diavolo. Ratifica la confessione ed è condannata alla decapitazione.
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Processo 049

Processo 049 – Zanetti Magitta – 1673
19 marzo 1673
Processo contro: Zanetti Magitta

Figlia del fu Antonio Zanetti, abitante di Cantone, 40 anni, appartiene ad una famiglia pregiudicata: la sorella, Maria Zanetta, è inquisita l’anno prima per stregoneria (proc. N. 39). Alcuni famigliari interrogati sospettano abbia praticato malefici contro persone e animali. Catturata e interrogata, inizialmente si dichiara innocente. Sottoposta a visita del corpo e tortura non confessa alcunchè. Sono interrogati altri testimoni con i quali, successivamente, è confrontata. Torturata nuovamente confessa: di aver imparato l’arte diabolica in tenera età da Maria Battilana, di essersi recata al sabba con altre persone e di aver commesso malefici. Ratifica la confessione in tortura ed è condannata alla decapitazione, sepoltura del corpo sotto il patibolo e confisca dei beni.
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Processo 050

PROCESSO MANCANTE PER NONCURANZA. Figlia del fu Giacomo Zanoli e moglie di Francesco Pagano, abitante di Fanchini, 50 anni, è sospettata di aver commesso maleficio contro animali, strumenti di lavoro e bestiame (sono raccolti molti indizi contro di lei nei processi n. 46 e n. 47) e di aver insegnato l’arte diabolica ad alcuni fanciulli. Catturata, visitata e interrogata nega di essere colpevole. Sostiene sette dolorose torture e, infine, dopo essere stata sottoposta al confronto con due fanciulli che dichiarano di essere stati da lei istruiti, confessa: di aver imparato l’arte diabolica dalla “Conchina”, di aver partecipato ai sabba con altre persone, di essersi congiunta carnalmente con il demonio e, trasformata in lupo, aver commesso malefici. Rivela essere stata insegnante di suo nipote e di un’altra fanciulla. E’ condannata alla decapitazione, sepoltura del corpo sotto il patibolo e confisca dei beni.
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Processo 051

Processo 051 – Lardello Anna “Regaida II” – 1673
29 aprile 1673
Processo contro: Lardello Anna “Regaida II”

Figlia del fu Gio. Antonio Lardello e moglie di Antonio Lardello, abitante di Campiglione, 30-31 anni, è pregiudicata a causa della madre (Cathelina Lardelli giustiziata per stregoneria, proc. N. 10) e sospettata di aver commesso maleficio contro persone, animali e strumenti di lavoro. Imprigionata, visitata ed interrogata inizialmente si dichiara innocente, tuttavia, in seguito alle dolorose torture e al confronto con un’altra donna che l’ha nominata complice nei berlotti, decide di confessare i peccati commessi: ha ricevuto l’insegnamento diabolico dalla Madurella”, ha partecipato ai sabba con altre persone e commesso maleficio contro persone e bestiame. Tenta di ritrattare quanto confessato ed è posta nuovamente sotto tortura durante la quale si dichiara colpevole dei reati commessi. E’ condannata alla decapitazione, sepoltura del corpo sotto il patibolo e confisca dei beni.
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