Processi alle streghe

Processo 108

Processo 108 – Zanol Madalena – 1690
9/19 dicembre 1690 (prima data utile)
1690 – 1693
Processo (incompleto) contro: Zanol Madalena

Figlia del fu Matteo Zanol, abitante della Rasiga, c.a. 12 anni, è accusata dalla madre di un’altra bambina di aver disegnato in terra una croce. Ciò è interpretato come “segno” di stregoneria. Madalena è costituita e, sottoposta a interrogatorio, si giustifica negando cattive intenzioni. E’ difesa dalla matrigna alla quale è consegnata in custodia. Nel 1693 riprende il processo con l’esame dello stesso testimone che l’aveva accusata tre anni prima, tuttavia l’atto risulta incompleto.
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Processo 109

Processo 109 – “Pellada” Anna “Pellada” – 1693
17 agosto 1693
Inquisizione (incompleta) contro: “Pellada” Anna “Pellada”

Orsola Codeferro, unica testimone, ritiene Anna responsabile di un maleficio contro il nipote. La sospettata aveva avuto una lite con la sorella di Orsola “per una cravatta”.
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Processo 110

Processo 110 – Faletta Antonio, Mistrale – 1694
10 novembre 1694
Processo (incompleto) contro: Faletta Antonio, Mistrale

Mistrale di Brusio, ormai attempato, non gode di buona fama da molto tempo, è accusato di aver tentato d’insegnare l’arte diabolica e sospettato di aver commesso numerosi malefici contro persone ed animali. E’ nominato anche da altre persone già decapitate e, da una testimonianza, risulta essere stato processato molti anni prima, ma rilasciato dietro pagamento di denari (non figura tra i processi conservati). Non si conosce l’esito di questo nuovo processo.
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Processo 111

Processo 111 – Ross Caterina “Regaida III” – 1697
6 gennaio 1691 – 13 gennaio 1697
Secondo processo (incompleto) contro: Ross Caterina “Regaida III”

Figlia di Mathè Ross, abitante di Selva, c.a. 30 anni, è tornata in patria in seguito ad un lungo periodo in cui si è allontanata dal paese poiché sospettata di aver appreso l’arte diabolica dalla nonna (Cathelina Lardelli). Dal 1691 si raccolgono nuovi indizi: alcune persone sospettano di aver subito maleficio a causa sua. A gennaio del 1697 è ordinata la cattura e Caterina è imprigionata. Costituita rivela di essere stata fuori dal paese per molti anni (la madre e la nonna erano state giustiziate per stregoneria), ma si dichiara innocente ed estranea ai peccati del diavolo. E’ visitata più volte, interrogata nuovamente e, sotto tortura, ammette di aver conosciuto la nonna e di aver partecipato ai sabba con altre persone. Confrontata con alcuni testimoni nega di essere colpevole di malefici, tuttavia successivamente, in tortura, riconferma i suoi peccati più volte. Il Magistrato pronuncia per lei la sentenza di arsione del corpo commutata poi in decapitazione, sepoltura del corpo sotto il patibolo, confisca dei beni e pagamento delle spese processuali. Tuttavia ritratta quanto confessato, perciò è condotta nuovamente in tortura durante la quale si dichiara colpevole di stregoneria. La sentenza è dunque messa in esecuzione.
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Processo 112

Processo 112 – Zala (padre e figlio) e Ada Giovan Antonio – 1697
11 febbraio 1697
Inquisizione (incompleta) contro: Zala Giovanni, Officiale di Brusio Zala Pietro (suo figlio) Ada Giovan Antonio

Alcuni testimoni riportano le cattive voci riguardanti l’Officiale Giovanni Zala, suo figlio Pietro e Giovan Antonio Ada. Costoro sono sospettati di aver maleficiato persone ed animali. Non si conosce l’esito.
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Processo 112 – 113 Ins

Processo 112 – 113 Ins – Zerlut Francesca – 1697
5/15 settembre 1697
Raccolta d’informazioni (incompleta) contro: Zerlut Francesca

Moglie di Gio. Domenico Zerlut, è sospettata di aver danneggiato animali e persone attraverso la pratica del maleficio.
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Processo 113

Processo 113 – Della Zala Giovanni – 1700
14 giugno 1700
Sentenza contro: Della Zala Giovanni

Figlio di Michele della Zala e marito di Giacomina della Zala (decapitata per stregoneria nel 1672, proc. N. 25), abitante di Brusio, non gode di buona fama in paese. Tempo prima aveva tentato di tagliarsi la gola poiché temeva di essere catturato dal Mastro di Giustizia. Tuttavia è catturato, visitato e torturato confessa: di essersi convertito al culto demoniaco, di aver consumato con il Diavolo, di aver commesso numerosi furti e malefici contro persone, animali e strumenti di lavoro. E’ condannato alla decapitazione, arsione del corpo, successiva sepoltura del corpo sotto il patibolo e confisca dei beni.
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Processo 114

Processo 114 – Comin Maria “Tognolatta II” – 1705
16 maggio 1705
Sentenza contro: Comin Maria “Tognolatta II”

Figlia del fu Bartolomeo Beltram e moglie del Mistrale Pietro Comin, abitante di Brusio, è condannata alla decapitazione, sepoltura del corpo sotto il patibolo e confisca dei beni poiché confessa più volte e sotto tortura: di aver imparato l’arte diabolica da Caterina Comin, di averla a sua volta insegnata ad alcuni fanciulli/e, di aver partecipato ai berlotti con altre persone, di aver commesso numerosi malefici contro la natura, persone, animali ed essersi trasformata in un gatto.
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Processo 115

Processo 115 – Della Zala Michele “Galezia” – 1705
5 febbraio 1705
Processo contro: Della Zala Michele “Galezia”

Figlio di Giovanni e Giacomina Della Zala (entrambi giustiziati per stregoneria rispettivamente nel 1700, proc. N. 113, e nel 1672, proc. N. 25), abitante a Brusio, è fortemente pregiudicato e sospettato di aver commesso numerosi malefici contro la natura, persone ed animali. Si presenta dinnanzi al Consiglio per risentirsi delle ingiurie ed è trattenuto dalla Giustizia. Interrogato, si dichiara estraneo al peccato di stregoneria; resiste alle torture inflitte, è visitato, sostiene i confronti con alcuni testimoni e con un’altra detenuta che l’aveva nominato come compagno nei sabba dichiarandosi innocente fino al termine del processo. E’ condannato al bando capitale con confisca dei beni. I parenti supplicano la lettura della sentenza in “Sala della Comunità” ed il tribunale decide di concedergli questa “grazia”.
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Processo 116

Processo 116 – Zala Micheletto “Galezia” – 1705
20 luglio 1705 (prima data utile)
Processo (incompleto) contro: Zala Micheletto “Galezia”

Figlio del fu Pietro Zala Decano di Brusio, è processato simultaneamente a Maria Comin (proc. N. 114), Maria Zala, dalle quali è nominato come complice di malefici e a Michele Zala (proc. N. 115). E’ interrogato sugli indizi, torturato, confrontato con alcuni testimoni, con Maria Zala e, sottoposto a visita del corpo, nega di essere colpevole. Compaiono i famigliari che si fanno garanti delle spese processuali e Michelotto è liberato dalle carceri con riserva.
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